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Preparazione esami·7 min di lettura

Preparazione INVALSI: calendario, esercizi, ansia

Preparazione INVALSI per medie e superiori: quando si svolgono le prove, cosa allenare per italiano, matematica e inglese, come gestire l'ansia da test.

Giulia Rossi
Giulia Rossi

Secondary School Teacher & Education Blogger

Pubblicato 30 settembre 2026 · Aggiornato 30 settembre 2026

Studente al computer durante una simulazione delle prove INVALSI con fogli di appunti sulla scrivania

Matteo ha finito la prova di matematica in venticinque minuti. Seconda superiore, ottimo in classe, media dell'otto. Il punteggio ufficiale è arrivato in giugno: livello 3, sotto quello che tutti si aspettavano. Quando gli ho chiesto cos'era successo mi ha detto la verità: «Tanto non conta, ho cliccato in fretta».

Ha ragione sul fatto che non conta per il voto. Ha torto su tutto il resto, e questa è la ragione per cui la preparazione INVALSI merita un pomeriggio serio anche quando nessuno vi controlla il quaderno.

La preparazione INVALSI consiste nell'allenare il formato delle domande, i tempi e la lettura attenta, non nel ripassare il programma. Tre o quattro simulazioni cronometrate al computer, distribuite nelle settimane prima della prova, bastano per arrivarci con calma.

Che cosa sono le prove e quando si fanno

Le prove le organizza INVALSI, l'istituto nazionale di valutazione del sistema scolastico. Cambiano a seconda dell'anno, quindi conviene capire subito dove si trova vostro figlio.

Alla primaria (seconda e quinta) si fa su carta. Alla terza media, alla seconda superiore e alla quinta superiore si fa al computer, in primavera. Le materie sono italiano e matematica, più inglese (lettura e ascolto) alla terza media e alla quinta superiore. Ai ragazzi di terza media ho già dedicato una guida a parte sul test INVALSI di terza media, con il piano a quattro settimane; qui allargo lo sguardo a tutte le classi.

Le date esatte cambiano ogni anno e da scuola a scuola: la finestra è nazionale, ma è la segreteria a distribuire le classi nei giorni disponibili. Guardate il calendario sul sito INVALSI a inizio anno scolastico, poi chiedete conferma al coordinatore. Nella mia classe di quinta, un anno, i ragazzi hanno saputo la data con undici giorni di anticipo. Chi aveva pianificato le simulazioni sull'ipotesi «tanto è ad aprile» ha dovuto comprimere tutto.

Sui tempi non do numeri precisi, perché variano tra medie e superiori e da un anno all'altro. Ordine di grandezza: una novantina di minuti a prova per italiano e matematica, qualcosa in più alle superiori. La cifra esatta è scritta nelle indicazioni della prova; quello che conta è farsi un'idea del ritmo, cioè circa due minuti a domanda.

Le prove contano? Dipende dalla classe

Non entrano nel voto e non fanno media. Alla terza media e alla quinta superiore, però, aver svolto le prove è un requisito per l'ammissione all'esame, quindi saltarle non è un'opzione. Il risultato finisce in una certificazione separata: livelli da 1 a 5 per italiano e matematica, un livello del quadro europeo per l'inglese.

Il mio parere, e lo dico da insegnante di liceo, è che le famiglie sbagliano in due direzioni opposte. Alcune le ignorano del tutto perché «tanto non contano», come Matteo. Altre ne fanno un caso di stato tre mesi prima, con ripassi di programma che non c'entrano niente con il tipo di domande. La strada giusta sta nel mezzo e costa poco: un paio di ore al mese, nelle sei settimane prima.

Come si prepara una prova che non si ripassa

Il programma lo hanno già studiato, o non lo hanno studiato: non si cambia in un mese. Quello che cambia in un mese è la familiarità con il formato. Lo divido in tre lavori.

Leggere prima il testo, poi le domande

Vale per italiano e vale, più di quanto si pensi, per matematica, dove molti problemi sono in realtà testi da decifrare. Si legge tutto il brano una volta, senza fermarsi. Poi si torna riga per riga per ogni domanda, sottolineando la parte che giustifica la risposta scelta.

Il difetto che vedo più spesso, e non solo tra i più deboli, è rispondere a memoria o in base a quel che si pensa dell'argomento. Le domande INVALSI sono costruite per punire esattamente questo.

Fare simulazioni vere

Simulazioni vere significa al computer, con il timer, senza pause e senza telefono. Le prove degli anni passati sono pubbliche sul sito INVALSI, con le domande e le chiavi di risposta. Ne bastano quattro o cinque in tutto, distribuite su tre o quattro settimane, non di più. Dopo ogni simulazione si dedica quasi altrettanto tempo alla correzione: per ogni errore si scrive una riga con il motivo, non con la risposta giusta.

Qui c'è un punto che uso con i miei studenti da anni: la correzione conta più della simulazione. Henry Roediger e Jeffrey Karpicke (2006, Washington University) hanno mostrato che testarsi e recuperare l'informazione batte la semplice rilettura per la memoria a lungo termine (Roediger & Karpicke, 2006). Una simulazione è un test; il valore sta nel capire perché ci si è sbagliati e nel riprovare dopo qualche giorno. Per distribuire i ritorni sugli stessi errori funziona bene la ripetizione spaziata.

Allenare le materie deboli con esercizi mirati

Quando le simulazioni mostrano un punto debole, ad esempio proporzioni e percentuali in matematica o l'inglese ascoltato in velocità, ci si concentra lì per una settimana, non ovunque. Per la matematica, gli esempi tipici e gli argomenti che tornano ogni anno li trovate nella guida agli esercizi di matematica INVALSI. Se il buco è più grande di una settimana di lavoro, qualche incontro di ripetizioni di matematica mirato sull'argomento rende più di dieci simulazioni in più.

L'ansia da test, che non riguarda solo i primi della classe

Elena era in quinta, ottima in italiano, e la mattina della prova si è bloccata sulla prima domanda di comprensione. Ha perso dodici minuti a rileggere lo stesso paragrafo. Alla fine ha finito, ma con il fiato corto, e il livello è stato inferiore a quello che le prove svolte a casa suggerivano.

Non è un caso isolato, e riguarda soprattutto chi ha aspettative alte. Gerardo Ramirez e Sian Beilock (2011, University of Chicago) hanno fatto un esperimento in classe: gli studenti più ansiosi che scrivevano per dieci minuti le proprie preoccupazioni prima dell'esame ottenevano risultati migliori di chi non lo faceva (Ramirez & Beilock, 2011, Science). L'esercizio costa dieci minuti e si prova già nelle simulazioni, così alla prova vera è un automatismo.

Le altre due cose che funzionano, nella mia esperienza, sono meno spettacolari. La prima è arrivare alla prova avendone già fatte tre, in condizioni uguali: l'imprevisto diventa noto. La seconda è una regola di comportamento da decidere prima: la domanda che blocca per più di due minuti si salta e si segna, e si torna dopo. Nessuna discussione interna, nessun tentativo di «capire davvero» mentre scorre il tempo. Chi vuole approfondire il tema più in generale ha la guida sull'ansia da esame.

Per i genitori: cosa fare e cosa lasciar perdere

Chiedere a vostro figlio di fare una simulazione cronometrata, la domenica pomeriggio, e sedervi vicino a correggere insieme: ha effetto. Ripassare grammatica e teoremi per due mesi in vista della prova: poca resa. Aggiungere pressione facendo capire che è una prova importante per la scuola o per voi: controproducente. La valutazione è utile alla scuola per vedere dove intervenire, come spiega bene il concetto di valutazione formativa; il singolo studente è solo uno dei dati.

Se poi a casa manca qualcuno che possa fare la correzione insieme al ragazzo, un tutor come EduBoost può guidare la revisione degli errori con lui, materia per materia, anche la sera tardi. Ma la regola resta la stessa: prima la simulazione, poi la correzione.

Come è finita con Matteo e con Elena

Matteo, l'anno dopo, in terza superiore, non ha più fatto prove INVALSI (non sono previste in quella classe), ma il messaggio l'ha portato con sé alle verifiche: lo vedo ancora rileggere due volte le domande prima di rispondere. In quinta ha fatto tre simulazioni a casa, cronometrate, e alla prova vera ha usato tutto il tempo.

Elena ha scritto le sue preoccupazioni sul retro del foglio delle prove prima di ogni simulazione, dieci minuti, e alla prova ufficiale ha detto che «era la quarta volta che facevo quella cosa». Non mi ha detto il livello, ma l'ho vista uscire dall'aula sorridendo.

La prova INVALSI non ha bisogno di eroismi. Serve una preparazione piccola, fatta bene e fatta in tempo, e la voglia di guardare gli errori senza drammatizzarli. Se vostro figlio non ha ancora visto nemmeno una simulazione, il momento giusto per iniziare è questo mese.

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